Mi piace la copertina con la ragazza a testa in giù, sembra che sporga da un pontile o da una roccia che dà su uno specchio d'acqua.
Sto cercando di cambiare lavoro e mi sono imbattuto in un annuncio di una casa editrice, tale enricofolcieditore, che cerca valutatori di manoscritti....
Il topo Oreste era conosciuto in tutta la Grande Città: dai quartieri centrali a quelli periferici, dalle lussuose cantine delle ville ai maleodoranti cassonetti dell'immondizia dei sobborghi. Tutti lo conoscevano.
Oreste: il topo più furbo, l'Imbattibile, il Cervello. Erano tanti gli epiteti che con il tempo si era conquistato. In realtà Oreste era solo un topolino dai grandi orecchi ciondolanti, pelo sporco e passo incerto, ma aveva due occhi accesi e vigili come nessun altro topo aveva.
In genere, la supremazia in una banda o in uno dei branchi che popolavano le ruvide strade della Grande Città, si otteneva con dimostrazioni di forza o atti di vera e propria violenza. Le imprese che valsero a Oreste tanta gloria, invece, non erano niente di tutto questo: i suoi erano atti d'ingegno. A dire il vero, Oreste non aveva alcun genere di supremazia: non controllava nessun territorio, non guidava nessuna gang, non era un boss. Viveva alla giornata, girovagando per i quartieri della Grande Città, senza chiedere niente a nessuno e senza dover render conto a nessuno. Era un tipo riservato, uno che si faceva gli affari propri e che non cercava guai. Il suo, più che dominio, era prestigio, fama, classe si sarebbe spinto a dire qualche ammiratore. Lui si godeva questa stima, che d'altronde avrebbe fatto piacere a chiunque, ma cercava di non essere mai borioso; voleva rimanere il più possibile umile.
Il suo nome se l'era fatto col tempo, senza volerlo, dando consigli in modo disinteressato a chi gli chiedeva aiuto; cercava di mettere le sue brillanti idee a disposizione di chi ne aveva bisogno [...]
Una vita piena di libri, libri pieni di vita.
Nikoice